ESPOSIZIONE

Fotografia

VERNISSAGE
GIOVEDÌ
27 APRILE 2017
ORE 18:00

CANVETTO LUGANESE
SPAZIO RISTORANTE

via R. Simen 14b
6900 Lugano

dal 25 aprile al 19 agosto 2017

martedì–sabato 8.30–24.00

Persone malate di AIDS, persone incarcerate a causa della loro sessualità, persone che non chiedono altro che essere liberi.
Per me sono dei combattenti.
Con le mie immagini desidero dare loro una voce.

Patrick Rohr

La mostra sarà introdotta da
Katja Snozzi.

Patrick Rohr, classe 1968, ha lavorato come giornalista presso giornali e come presentatore e giornalista per la radio e televisione della Svizzera tedesca SRF. Ha diretto trasmissioni come Schweiz Aktuell, Arena, Quer. Dieci anni fa ha iniziato un’attività indipendente e ha seguito in contemporanea una formazione di fotografo documentarista e ritrattista. Il suo lavoro giornalistico e fotografico è incentrato sul contesto sociale. Lavora soprattutto per organizzazioni per i diritti umani e viaggia in tutto il mondo per realizzare i suoi reportage e i suoi progetti personali. Patrick Rohr vive e lavora a Zurigo e ad Amsterdam.

PATRICK ROHR, FOTOGRAFO, DICE DI SE STESSO:
Intervista fittizia, basata su citazioni rilasciate da Patrick Rohr a giornali ed emittenti televisive, raccolte da Peter Keller, curatore.

Perché ho cambiato mestiere?
Con la formazione di fotografo sono tornato alle mie radici. Già da adolescente volevo fare il giornalista e il fotografo. Adesso ho realizzato il mio sogno d’infanzia.

Come ho preso la decisione di cambiare mestiere?
All’inizio avevo una grande paura. Dopo aver lasciato la SSR ho intrapreso un lungo viaggio in bicicletta. Da Zurigo ad Amsterdam, lungo 1080 kilometri, sfidando la stanchezza, il freddo, la pioggia. Ma all’arrivo mi sono detto: se sono riuscito a fare questo viaggio, riuscirò a realizzare altre imprese nella vita.

Cosa è cambiato nella mia vita professionale?
Vedo molte parallele tra il mestiere di giornalista televisivo, consulente di comunicazione e fotoreporter. In tutte le mie attività vi sono persone al centro dell’attenzione. Nelle mie trasmissioni televisive ho sempre cercato di avvicinarmi alle persone e di scoprire qualcosa della loro personalità. Questo lo vivo anche come fotografo. Con le persone che ho davanti al mio obiettivo sviluppo spesso un rapporto di intimità personale.

Cosa mi affascina nel lavoro di fotografo?
Poter mettere in atto la mia curiosità. Mi interessano i visi, le persone che stanno dietro le notizie. Si tratta di persone che hanno vissuto delle situazioni traumatiche. Chi sono? Cosa ha provocato in loro l’accaduto? Come vivono oggi?

Quale è la mia missione?
Mi reco in luoghi dove in passato sono successe cose tremende ma di cui oggi più nessuno parla. Voglio dare una voce alle vittime affinché non ci si dimentichi di loro.

Cosa ho imparato finora?
Che l’essere umano possiede una immensa capacità di resistenza. Anche nella più grande miseria riesce a mantenere il suo orgoglio e la sua dignità. Ed è questo che dimostro nelle mie fotografie.

Cosa ci guadagno?
Una immensa ricchezza: poter visitare il mondo. Sono stato in Nepal, il Laos, in Etiopia, in Uganda. In posti, dove nessun turista riesce ad arrivare.

E l’esperienza maggiore?
La consapevolezza che tutti gli esseri umani sono uguali. Hanno gli stessi sogni, le stesse speranze, le stesse paure.

Allestimento e vernissage
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