ESPOSIZIONE

Fotografia

VERNISSAGE
MARTEDÌ
6 NOVEMBRE 2018
ORE 18:00

CANVETTO LUGANESE
SPAZIO RISTORANTE

via R. Simen 14b
6900 Lugano

dal 6 novembre 2018 al 26 gennaio 2019

martedì–sabato 8.30–24.00

In “Ca da l’Om” ogni oggetto è testimone di una vita rurale ormai passata. Essi -gli oggetti- sembrano improvvisamente sprofondati nel silenzio del tempo. Con delicatezza D.D. richiama questo passato dal buio dell’oblio. La fotografia è l’arte della luce e dell’ombra; con quell’attimo di luce che l’artista lascia penetrare sulla pellicola, definisce il rapporto tra passato e presente.

Tina Stolz, 7 giugno 1997

La mostra è presentata da Daniel Maggetti.

Dona De Carli

Dal 1970 al 1974 è assistente di René Groebli a Zurigo. Seguono diversi corsi di fotografia a Monaco ( D ) e ad Arles ( F ). Negli anni 1977 / 78 studia scenografia all’Accademia di Belle Arti a Milano. Porta poi a termine la formazione quale camerawoman presso la RSI.
Dal 1976 ad oggi vive quale fotografa indipendente a Locarno con diverse continue escursioni in paesi lontani, volontariato in Africa, collaborazioni con la RSI, produzioni di cortometraggi per la SSR. Pubblica réportages in diversi quotidiani (tra cui NZZ e Tagessanziger), documenta per i Musei d’Arte ticinesi e svizzeri e per artisti diversi, opere con pubblicazioni e monografie, dal 1988 crea inoltre videoinstallazioni.
Nel 1980 la sua ricerca personale nella fotografia d’arte la porta ad esporre per la prima volta a Soletta in una collettiva « Tessiner Kultur »
D’allora espone regolarmente in personali e collettive (segue un elenco delle più significative)

Collettive

1981       Fribourg, Musée d’Art et Histoire «Triennale internazionale de la Photographie»
1984       Locarno, Galleria Dillo
1986       Berna, Kornhaus
1986       Nyon, Galerie Focale
1987       Minusio, Museo Elysarion
1987       Lugano, Museo Cantonale d’Arte
1989       Nyon, Galerie Focale
1992       Colonia ( D ), Bayerwerkekultur
1993       Losanna, Musée de l’Elysée
1996       Brentonico ( I ), Palazzo Eccheli Baisi
1998       Monte Carasso, Antico Monastero delle Agostiniane
2000       Locarno, La Rada
2004/05   Locarno, Sudio Cristina Del Ponte
2007       Biasca, Casa Cavalier Pellanda
2009       Intragna, Museo regionale delle Centovalli e del Pedemonte
2009       Losone, Spazio Blu Vanoni
2014       Minusio, Museo Elysarion
2017       Minusio, On Arte

Personali

1984       Locarno, Galleria Dillo
1992       Lugano, Galleria Clexidra
1995       Locarno, La Rada
1997       Intragna Museo delle Centovalli e del Pedemonte
1999       Locarno, La Rada
2002        «Intimo» cortometraggio per Expo Svizzera 2002 su invito del Dip. Cultura del
Canton Turgovia
2004       Locarno, Studio Cristina Del Ponte
2009       Magliaso, Officina d’Arte
2017       Intragna, Museo regionale delle Centovalli e del Pedemonte

Premi e borse di studio

1986       Borsa federale per le arti applicate
1988       Sipendio Fondazione Cultura UBS

Collezioni pubbliche

Fondazione Svizzera della fotografia / Musée de l’Elysée / Fondazione Credito Svizzero / Museo Villa dei Cedri / Museo cantonale d’Arte

Cà da l’Om – nei luoghi della memoria

Cà da l’Om è un monte, una cascina abbandonata, un microcosmo pieno di assenza…
Camminavo per questi monti quando mi trovai davanti una porta socchiusa… aperta…
Venni catapultata dentro un mondo reale fatto di oggetti del quotidiano vivere… che, nella penombra a stento manifestavano la loro forma…
Nell’oscurità fitta e densa l’occhio lentamente rivelava la presenza di una vita ben organizzata, da chissà quanto improvvisamente interrotta…
La polvere, le ragnatele, avevano segnato il corso del tempo… coprendo questi poveri oggetti dall’impietoso srotolio delle stagioni, e dove ormai solo l’assoluta emozione dell’assenza mi parlava di chi aveva respirato e segnato con il suo ritmo l’antico fare di gesti e rituali.

 

Cà da l’Om (No. 1’113’267 – Centovalli

“ le tracce  che incidono nella memoria sono il tempo sigillato da svelare “

Da sempre sono attratta dall’idea e dal sentimento di Assenza e Presenza che impregna e avvolge luoghi e case abbandonate, mi muovo dentro una “Zona-Intermedia” tra spazio e tempo ridando luce all’ombra che incrociando “Passato Presente Futuro” s’incontra con il mio proprio viaggio interiore.

L’opera presente al Canvetto Luganese risale all’anno 1995 e si compone di:
20 stampe in b/n ai sali d’argento formato 50×50 cm.
1 dittico a colore polatransfer stampato su carta Zerkall formato 45×45 cm.
3 trittici inediti a colore monocromatici stampati su carta in cotone 166×78 cm ca.

Nel mio lavoro è il processo creativo che mi seduce è l’andare nel profondo di un pensiero.
Rivedo e riprendo lavori del passato, modificandoli, aggiungendo o togliendo nuove riflessioni, altri testi, e immagini inedite… una sorta di perpetuo “work in progress”, in continua tensione ed espansione.

Dona De Carli
Uzès (FR) 9 ottobre 2018

 

Il primo Uomo

Cà da l’Om, « Casa dell’Uomo » : toponimo sconcertante, dalla tonalità quasi biblica, che non è facile arrimare alle pendici erbose, ormai mangiate da felci, rovi e cespugli, che dal Pizzo Leone scendono verso la Melezza. Chi è, chi sarà mai stato quell’Uomo, di cui Dona De Carli ha fissato le tracce rimaste in un eremo incostudito? Il suo nome si è perso nell’annebbiamento delle memorie, nessuno riuscirà a mettere un viso sulla presenza che aleggia ancora nella cucina abbandonata alla penombra, sulla persona il cui soffio sembra smuovere un’ultima volta la cenere fredda del focolare. Il mistero che avvolge la sua identità accentua il suo carattere non di soggetto individuale, ma di testimone di un mondo, di una cultura, di un tempo, scomparsi, dei quali Dona De Carli ci propone i reperti. La fotografia pratica così una forma di archeologia, o forse persino di paleontologia : perché gli oggetti che l’Uomo ha lasciato dietro di sé sono analoghi alle ossa grazie alle quali Cuvier riusciva a ricostituire lo scheletro delle specie estinte. Facendone l’inventario, riunendoli e dandoli a vedere, Dona De Carli restituisce un universo, e ci invita ad avvicinarci all’enigma dell’Uomo, personificazione di generazioni passate e finite.

Residui umili i suoi, poveri utensili e semplici suppellettili di un quotidiano che fu per secoli quello di zone remote come questo versante delle Centovalli, ove i passanti erano rari e dove vivere significava misurarsi alla natura ed alle sue asprezze. Addomesticare il fuoco, difendersi dalle intemperie e dal vento, assicurare il proprio ancoraggio alla terra, con e sulla pietra, convogliare l’acqua: è in questo confrontarsi agli elementi fondamentali che consisteva il destino dell’Uomo. Il treppiede, la scodella, la tavola non ci svelano altro che l’equilibrio fragile che ha raggiunto, immerso nella solitudine che la nudità dei muri a secco protegge e sottolinea. Nella sua lotta contro la durezza dell’ambiente, l’Uomo è isolato, ignorante delle apparenze sociali, non alle prese con altrui, ma in balía del cosmo. L’ombra assente di cui Dona De Carli fa il ritratto non è né un fantasma né un contadino di montagna : incarna l’umanità elementare e senza orpelli, che si rivela quando la frugalità è tale che solo si conserva e si preserva l’essenziale.

Colui che si sarebbe potuto incontrare (ma come? ma quando?) a Ca da l’OM non si ha però da confondere con un essere primitivo. Le fotografie di Dona De Carli mostrano con finezza ed eleganza che l’Uomo vuole un ordine degli oggetti, sottopone il proprio pur disadorno quadro di vita ad una ricerca della forma, è volto alla conquista intuitiva di una scarna bellezza. E due indizi tradiscono inequivocabilmente delle aspirazioni che diremo metafisiche, perché palesano il bisogno di oltrepassare le contingenze materiali: l’immagine pia, che apre sulla dimensione religiosa; il materiale di scrittura, che si allaccia alla necessità di lasciare dei segni del proprio passaggio, di indigare il flusso temporale, di situarsi coscientemente nella Storia. Quell’uomo è l’Uomo sulla soglia dell’Eden, uomo primario che ne è appena uscito, ma che ne ha ancora vivo in lui il ricordo; sospeso tra l’innocenza e la coscienza del bene e del male, lassù in quella sorta di radura magnifica e desolata, non è il parente di qualche mitico Buon Selvaggio, ma mio e vostro fratello. La sua misera abitazione è il laboratorio delle fondamenta antropologiche dell’esistenza di tutti. Grazie a Dona De Carli che ne ha catturato le manifestazioni concrete per offrircele in un incomparabile mosaico, l’Uomo lo riconosciamo, e la sua ignota e singolare vicenda diventa la nostra.

Daniele Maggetti

Allestimento vernissage
La Stampa

LUGANO REGION

Rivista di Lugano – 02.11.2018

Corriere del Ticino – 05.11.2018

Il Quotidiano – 07.11.2018